Performance e performatività
Convegno annuale dell’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia Comparata della Letteratura organizzato dall’Università di Messina: call for papers

All’Università di Messina, dal 18 al 20 novembre 2010, si terrà il Convegno annuale dell’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia Comparata della Letteratura.
Il tema di quest’anno sarà “Performance e performatività”.
Informiamo i soci che, a causa di un blocco temporaneo delle mailing-list, le notizie saranno trasmesse prevalentemente tramite questo sito.
Di seguito pubblichiamo le linee tematiche e critiche del convegno e le modalità di partecipazione.
CONVEGNO INTERNAZIONALE COMPALIT
Università degli Studi di Messina
18-20 novembre 2010
PERFORMANCE E PERFORMATIVITÀ
Performatività nella sua intenzione di “agire qualcosa”, rimanda alla sfera del fare, del compiere un’azione. Già, dal finire degli anni ’50, il termine “performance” inizia a trovare larga applicazione nell’ambito degli studi umanistici e con esso tuttora ci si riferisce per forme di produzione, artistica e letteraria, composite, basate sull’interpretazione del performer e su un attivo coinvolgimento del pubblico. Con tale definizione si intendeva allora raccogliere, sulla scorta di Richard Schechner e Victor Turner, forme di ricerca in cui poter spostare la percezione della cultura da una statica collezione di artefatti ad una rete di interazioni, un network dinamico di processi interrelati e multilivello che contestava la fissità di forma, struttura, valore o significato.
Oggi la Performatività delle arti si colloca nel solco di un rinnovato approccio metodologico che tiene conto del carattere “aperto” e reticolare della cultura contemporanea. Nonostante la caratura prepotente di retoriche legate ad una radicale settorializzazione del sapere, si assiste alla crescente esigenza di uno sguardo d’insieme, capace di attraversare generi e campi disciplinari. Si tratta di un’ibridazione favorita dall’attitudine dei nuovi media ad un sapere “connesso” e capace di inscriversi, appunto, in una rete.
La performatività è, inoltre, un’occasione per il superamento dell’ossessione della forma: per-formare, ossia passare instancabilmente attraverso la forma, sfuggendo all’inganno degli archetipi immutabili dell’escatologia, della salvezza, della forma in quanto stanco cerimoniale.
Il convegno intende, dunque, articolare un confronto fra la letteratura, gli altri saperi e le altre forme di comunicazione artistica.
Quest’anno si è deciso di focalizzare l’attenzione su tavole rotonde con un tema ben delimitato e con tre respondent. Il tema principale sarà articolato secondo tre direttrici principali. Ognuna di queste sarà trattata in una giornata, che si articolerà in due tavole rotonde al mattino (circa 20 interventi raccolti attraverso il call for papers) e in una sessione pomeridiana in cui alcuni esperti risponderanno ai problemi affrontati e organizzeranno il dibattito.
Al fine di vagliare e selezionare le proposte di intervento, ogni studioso interessato può far pervenire, per posta elettronica, entro il 15 luglio 2010, il proprio abstract (lunghezza: 1500-2000 battute) ai coordinatori del panel prescelto.
Le articolazioni previste del tema sono le seguenti, con relativi coordinatori:
1) Performance dell’identità:
a) spaesamento (I TR)
b) travestimento (II TR)
COORDINATORI DELLE TAVOLE ROTONDE: Clotilde Bertoni (clotber@tin.it), Chiara Lombardi (chiara.lombardi@unito.it), Marina Polacco (marina.polacco@virgilio.it)
Il panel prenderà in considerazione il ripensamento, in termini performativi, di ogni forma di identità (non solo etnica), con apertura a epoche e generi differenti.
Si discuteranno il senso e i limiti delle rivendicazioni identitarie, che se da un lato rischiano di tradursi in nuovi essenzialismi categorici, offrono dall’altro spunto di riflessione, opportunamente collegate alla specificità di situazioni e contesti storici, sempre però da rivedere e ridefinire e che possono avere numerose finalità e ripercussioni politiche.
Ci si concentrerà inoltre sulla problematicità dell’identità sessuale, che – come la queer theory ha messo in luce – si presenta sempre più non come una natura definita e immutabile, ma come un ruolo mobile da rimettere continuamente in gioco: ruolo teso a destabilizzare i tradizionali confini di genere, a ibridare registri espressivi opposti e a mettere in risalto le valenze culturali del corpo e dei suoi linguaggi.
2) Pratiche performative dell’alterità
a) empatia (I TR)
b) terapia (II TR)
COORDINATORI DELLE TAVOLE ROTONDE: Mario Domenichelli (mario.domenichelli@unifi.it), Maria Teresa Giaveri (mariateresa.giaveri@unito.it), Carlo Donà (carlo.dona@fastwebnet.it)
In un’osmosi ormai pienamente certificata, teatrologia e narratologia, estetica e neuroscienze vanno sviluppando una riflessione condivisa, che sembra partire proprio dai processi di performance. Il lavoro dell’attore sarebbe vano, secondo Peter Brook, se egli non potesse condividere, al di là di ogni barriera linguistica, i suoni e i movimenti del proprio corpo con gli spettatori, rendendoli parte di un evento che loro stessi debbono contribuire a creare. D’altro canto, i processi di empatia vanno conquistando nuovi terreni nell’ambito degli studi di estetica. La caratura stessa di un’opera va incontro a processi di rinegoziazione, se, nel campo della storia dell’arte, per esempio, Freedberg ha potuto parlare di “stati soggettivi del destinatario proiettati sull’opera”.
La performance letteraria e teatrale vissuta come empatia e terapia si può declinare in un variegato insieme di modi. La stessa metafora del mondo quale teatro - metafora di lunga persistenza da Platone a Seneca, da Epitteto a Machiavelli - apre alla recita del potere (Shakespeare), alla recita della vita aristocratica (Huizinga, Duvignaud), alla società dello spettacolo, all’indagine sui modelli culturali in base ai quali si costruisce la soggettività, sulle poetiche dell’esistere e dell’arte di vivere (Foucault, Ermeneutica del soggetto). La questione dei modelli culturali, di chi li produce, di chi li gestisce, rinvia all’altra questione, quella dell’immaginario, o dell’archivio, come repertorio di tracce mnestiche, alla memoria e alla facoltà mimetica che riguarda il performer, ma anche il pubblico: di qui le questioni dell’empatia, o del com-patire e di quel processo di identificazione per cui la soggettività si segnala come appartenenza, se non affiliazione a una comunità. Di qui anche le riflessioni e le proposte sulla funzione terapeutica sottesa alla performance o sviluppata in diversi ambiti operativi, spesso su ispirazione (o in polemica) con la psicanalisi e con la nozione di scrittura come riparazione .
3) Performatività delle arti:
a) in scena (I TR)
b) su carta (II TR)
COORDINATORI DELLE TAVOLE ROTONDE: Massimo Fusillo (massimo.fusillo@gmail.com), Gian Piero Piretto (gianpiero.piretto@gmail.com), Dario Tomasello (tomasellod@unime.it)
Questo panel è specificamente indirizzato non solo al tentativo di applicare il concetto di performance ai vari ambiti artistici (sia nel caso degli ambiti che se ne sono già appropriati, sia nel caso di quelli che oppongono una perentoria resistenza) quanto, in senso più propriamente performativo, ad un loro attraversamento coraggioso, alla luce di una consapevolezza rinnovata della mutevolezza in atto degli scenari della conoscenza. Ridiscutere e problematizzare una codificazione dei campi del sapere artistico, affrontando un rischio in cui in gioco c’è in primo luogo il nostro stesso bagaglio, e per ridefinire i saperi di riferimento di ciascun partecipante: il corpo, i media, i testi. Troveranno, quindi, spazio in questo panel sia contributi volti ad analizzare i vari linguaggi artistici in chiave performativa (per fare un solo esempio: la staged photography), sia soprattutto contributi che si focalizzino sulle ibridazioni, sui travalicamenti di confine fra le arti, sulle riproposte dell’opera d’arte totale, sulle pratiche dell’ekphrasis e sulla letteratura che si proietta verso eterogenee forme di visione e di azione artistica.